IL MAZAROL

Nella splendida cornice delle Dolomiti, in tempi antichi viveva, nei boschi più fitti e inacessibili e nelle vallette più impervie, un omino piccolo come un folletto, chiamato “Mazaròl”: aveva barba e capelli lunghi aggrovigliati e il viso grinzoso e dispettoso, il tutto condito da una proverbiale astuzia.

Era vestito tutto rosso, compreso il cappuccio e le scarpe a punta. Abitava in ampi “covoli” (così chiamate delle erosioni naturali nella roccia provocati nel Miocene superiore 15-10 milioni di anni fa nella fase culminante dell’orogenesi alpina) ed era così schivo che si teneva lontano da ogni contatto con l’umano consorzio.

La leggenda narra che il Mazaròl aveva delle straordinarie conoscenze come pastore e come malgare: curava le sue bestie, pecore, capre e bovini, in modo esemplare… le nutriva e le portava al pascolo, magari abusivo, facendolo crescere a vista d’occhio.Secondo questo antico racconto, tramandato oralmente con qualche variante in tutta la Val Belluna, le genti di montagna hanno imparato l’arte casearia spiandolo, mentre nel suo “covolo” produceva burro, formaggio e ricotta.