SI PUÒ ANDARE IN MONTAGNA?

Si può andare in montagna?

Può sembrare folle in un periodo storico mai vissuto, di fronte alla tragedia causata dal coronavirus che il mio pensiero di rifugio fosse proprio in quella domanda : “si può andare in montagna?“.

Si, la mia testa mi portava lì nei luoghi che amo e che sono per me maestri di vita…

Quando in fila indiana e mantenendo una giusta distanza ( da molto prima delle nuove regole dettate dal coronavirus) percorrevo un sentiero che si disegnava sul fianco di una delle meravigliose montagne che compongono le Dolomiti Bellunesi, oppure con le ciaspole d’inverno o semplicemente sdraiandomi nell’erba, come da bambino, sognando alla vista delle cime e pianificando di raggiungerle.

Si può andare in montagna?

È ormai quasi un tormento, mi mancano: il profumo dei pini, dei funghi, dei sassi bagnati dei torrenti. mi manca la sensazione di stanca felicità quando al ritorno i polpacci indolenziti mi ricordano quanto la montagna sia giusta quando non ti regala mai tanta bellezza senza un minimo di fatica e saggia nelle regole che devi seguire per il rispetto che le si deve.

Si può andare in montagna?

Ormai questa domanda è un ricordo, in montagna si può andare con tutte le precauzioni dettate dalle norme di contenimento del coronavirus, un dubbio però si insinua veloce: “riuscirà la montagna ad adeguarsi ai cambiamenti?”

Ma altrettanto velocemente il dubbio se ne va perchè chi la montagna la conosce, la rispetta, la ama e non solo la frequenta sa benissimo che il rispetto delle persone e delle regole sono insiti in ogni vero “montanaro” abituato a rispettare la natura e la bellezza che lo circondano.

Si può andare in montagna?

Si, e non solo ci sono già!!!

Parto dal grazioso villaggio di Frassenè,  inizio a percorrere la strada silvo-pastorale, che con lento percorso a tornanti, attraversa un bel bosco di faggi e di abeti che mi accompagnano alla località Rafaclova (o Rafadova o Rafadora o Rafaclova), dopo circa 50 minuti di cammino e 400 mt di dislivello.

Il bosco si apre e la vista viene attratta dalle pareti impressionanti del monte Agner!

La Croda Granda ed il Sass de le Caore, che s’innalzano innanzi a me.

Ora il percorso diventa più dolce e rilassante, circondato dai verdi prati, che molti anni fa ospitavano le piste da sci del comprensorio sciistico di Frassenè.

Dopo ulteriori 40 minuti di cammino ed ulteriori 200 mt di dislivello, arrivo finalmente in prossimità dei pascoli di Malga Losch, dove è appollaiato il rifugio Scarpa – Gurekian a quota 1735 m s.l.m.

Qui il panorama si apre prepotentemente ed una vista meravigliosa si spinge alla scoperta dei gruppi montuosi più importanti delle Dolomiti meridionali: le Dolomiti Bellunesi.

In ordine successivo da est ad ovest, passando per sud, possiamo ammirare: la Civetta, la Moiazza, il San Sebastiano, il Talvena e la Schiara (montagna “simbolo” di Belluno), i Monti del Sole e le Vette Feltrine, sede del “Parco Naturale delle Dolomiti Bellunesi”.

Alle mie spalle il Monte Agner domina come un sovrano!

Sono ancora frastornato dall’emozione ma gonfio di felicità. La paura svanisce di fronte alla meraviglia e di tutti questi mesi orrendi buttati alle spalle mi tengo il rispetto del dolore altrui e la domanda che mi ha sorretto :”si può andare in montagna?”.